Paola Camusso

Paola Camusso

Astrologia Evolutiva

Paola Camusso si occupa di Astrologia da sempre, iscritta all’albo del Centro Italiano Discipline Astrologiche.
Svolge attività di consulenza privata e aziendale per scoprire punti di forza e potenzialità: la chiave di lettura per individuare le predisposizioni e le tendenze psicologiche insite in ognuno di noi.

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Astrologia - Il Percorso Evolutivo e la Scoperta del Sè - Paola Camusso

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Il primo testo di Paola, pubblicato nella collana editoriale delle Opportunità Nascoste, ora edito da Macro Edizioni.

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Gli Episodi precedenti

S.2 Episodio 16

16 giugno 2021

Ereditarietà astrale e costellazioni famigliari

Già alla fine del 1500 Keplero compì studi sull’ereditarietà astrale, che ad oggi sono stati effettuati, grazie al supporto della tecnologia, su un campione di migliaia di date di nascita. 

Lo psicologo Michel Gauquelin alla metà del ‘900 portò avanti una serie di studi astrologici attraverso una rigorosa analisi di dati anagrafici, molto accurata dal punto di vista matematico, verificando una scoperta interessante: ogni persona ha delle caratteristiche astrologiche simili a quelle dei propri genitori o parenti stretti.

Da questa ricerca ne deriva quindi che la nascita dei figli non è mai un evento casuale, ma è anch’essa legata ad astri che ne determinano appunto la somiglianza.

Per appurare questo sono stati analizzati 30.000 temi di nascita, comparando i temi natali di genitori e figli.

Per eredità astrale si definisce il tramandarsi di elementi planetari similari fra membri della stessa famiglia, che imprimono ed allo stesso tempo segnalano tratti fisici e caratteriali comuni. I figli nascono, più frequentemente della media, con l’Ascendente uguale al segno solare di uno dei genitori.

Ciò che rappresenta un semplice convincimento, sia pure di uno scienziato come Keplero, diventa – soprattutto ad opera di grandi astrologi contemporanei – il tentativo di stabilire una legge di eredità astrale, e in funzione di questa è interessante notare che l’oroscopo di un figlio assomiglia più o meno a quello di uno o entrambi i genitori, e che tale somiglianza tanto più è marcata quanto più è evidente la somiglianza fisica coi genitori.

Alcuni astrologi contemporanei di Jung sostenevano che “l’uomo non viene al mondo sotto un cielo qualsiasi, ma sotto un cielo che mostra un’affinità con il cielo di nascita di altri membri della sua famiglia”. Un concetto che effettivamente può destabilizzare le concezioni classiche dello svolgimento dei fenomeni della vita.

In questo senso, secondo l’ereditarietà astrale, ne consegue che il concepimento – legato con un certo margine alla data di nascita – non avviene in qualsiasi momento bensì sceglie un momento tale che, da sette a dieci mesi dopo, il bambino viene al mondo sotto posizioni planetarie prescritte da quelle degli altri membri della famiglia.

Nello stesso modo si possono scoprire “motivi ereditari” riguardo a vari piani della vita (posizione sociale, rapporti con il mondo esterno, circostanze ambientali etc.). Dal punto di vista astrologico esiste dunque qualche cosa come un “destino della stirpe” che, nel corso delle generazioni configura specifici tratti caratteriali o somatici.

Queste osservazioni trovano riscontro nell’opera di Jung: “L’importanza del padre nel destino dell’individuo”, in cui arriva alla conclusione che il padre, in quanto portatore di un archetipo, esercita un influsso sul figlio e si trasmette di generazione in generazione. Jung sosteneva che in una famiglia c’è un karma impersonale che passa dai genitori ai figli. 

«Le nostre anime, come i nostri corpi, sono composte di elementi individuali che erano già presenti nella catena dei nostri antenati.»

Dal punto di vista astrologico e statistico, raccogliendo migliaia di dati, si è appurato che l’Ascendente del figlio rispecchia la massa ereditaria genitoriale, con prevalenza di quella paterna. 

L’Ascendente indica la parte più esteriore ed appariscente dell’uomo (il fisico ed il carattere quale si manifesta), la modalità secondo cui si svolge la vita. Astrologicamente l’Ascendente è l’indicatore della costituzione fisica nonché quello del carattere e del temperamento fondamentale. Ma oltre alle caratteristiche esteriori dell’uomo, ai suoi modi visibili di comportamento, questo campo riflette lo stile educativo e il modo di affrontare la vita. Ha inoltre il significato di fattore ereditario, in quanto rispecchia le caratteristiche – soprattutto quelle fisiche – dei genitori.

La teoria delle costellazioni famigliari ben si sposa con l’Astrologia e soprattutto con la teoria dell’ereditarietà astrale.

Probabilmente la persona che eredita tali riferimenti astrologici da un certo punto di vista si fa carico del destino (in certi casi incompiuto) di un particolare componente della famiglia.

Il nostro Tema Natale può rispecchiare esattamente i meccanismi di coinvolgimento famigliare tra un famigliare e noi, sotto forma di quadrature ed opposizioni, configurazioni planetarie che vengono appunto considerati blocchi o conflitti interiori, e che possono essere ricondotti alle dinamiche sistemiche della famiglia d’origine.

S.2 Episodio 10

24 marzo 2021

Il Daimon e le influenze planetarie 

Nella sua teoria della ghianda, James Hillman sostiene che ciascun individuo viene al mondo con un’immagine innata che lo definisce, una forma unica ed irripetibile, chiamata daimon, che chiede di essere realizzata per portare felicità ed equilibrio nella propria vita. Questa teoria è molto interessante perché parte dal presupposto che ognuno di noi possegga un talento innato, che aspetta solo di essere riscoperto, magari attraverso il proprio cielo di nascita, che decifra un destino cui siamo chiamati fin dalla nascita e che spesso si manifesta più liberamente nell’infanzia, secondo le indicazioni della nostra posizione lunare nella nostra mappa natale e secondo la posizione di Plutone, che ci dice quanto siamo in grado di gestire, sfruttare o tarpare il nostro desiderio più profondo. 

Che può diventare impellenza o frustrazione.

Per diventare una quercia solida e prospera bisogna tornare con la memoria all’infanzia e mettere l’attenzione su quali erano le cose che attiravano la curiosità, che si facevano più volentieri o con meno sforzo, di cui magari si parlava spesso.

Nell’infanzia i talenti si manifestano più liberamente, per cui è possibile trovare molti indizi per comprendere quali sono i propri e poterli coltivare.

Quest’immagine è quella particolarità che dentro di noi chiamiamo “me” ed è determinata dalle caratteristiche individuali, i talenti, le inclinazioni, le preferenze, i gusti, le attitudini, diverse in ogni persona. Nel linguaggio di Platone ciascuno di noi incarna l’idea di se stessa e questa forma, questa idea, questa immagine non tollerano eccessive divagazioni.

Secondo Hillman, proprio come la ghianda prima o poi diventerà una quercia con caratteristiche proprie, poiché ne racchiude fin dal principio tutto il potenziale, così l’individuo è destinato a realizzare la sua unica e vera natura, il suo daimon appunto, presente ancor prima di essere vissuto. 

Il daimon è anche una presenza invisibile che si prende cura di noi quotidianamente. Una presenza che nell’antichità veniva omaggiata con rituali e ringraziamenti, oggi totalmente ignorata. Hillman sosteveva che il daimon, questo spiritello amico, potesse emergere in momenti inaspettati, tuttavia cruciali, spesso accompagnati da passaggi strategici di Urano sul nostro cielo natale.

In questo senso sono fondamentali le tappe scandite dai passaggi planetari nel corso della vita, che compiono veri e propri giri di boa.

Diventare una quercia significa allora compiere in questa vita esattamente ciò per cui si è nati, in base alle caratteristiche e alle peculiarità personali. Quindi siamo come ghiande potenzialmente querce, a dispetto delle teorie che ci vogliono frutto del contesto antropologico, ambientale, sociale, famigliare. In realtà questi condizionamenti esterni agiscono su di noi, ma siamo altro oltre ad essi. Il problema della vocazione è che nella stragrande maggioranza dei casi la dimentichiamo.

Il modo per farlo è riscoprire i propri talenti e nutrirli con l’applicazione, affinché si possano realizzare, portando a compimento il senso della propria esistenza.